Prosegue l’iter della riforma del sistema degli incentivi alle imprese, prevista dalla legge delega n. 160/2023 e collegata agli obiettivi del PNRR. Dopo le criticità emerse durante le audizioni parlamentari di maggio, Camera e Senato hanno espresso i propri pareri sullo schema di decreto legislativo, chiedendo al Governo di intervenire su alcuni aspetti centrali.
IL NODO DELL’OPERATIVITÀ
Il tema principale resta quello dei tempi di attuazione. Nella versione trasmessa al Parlamento, infatti, il decreto prevede l’abrogazione di alcune misure agevolative, ma rinvia a una successiva legge di bilancio la definizione delle modalità di trasferimento delle risorse al Fondo per la crescita sostenibile.
Si tratta di un passaggio rilevante, perché rischia di posticipare al prossimo anno la piena operatività della riforma. L’obiettivo originario era invece quello di razionalizzare da subito il sistema degli incentivi, riducendo la frammentazione delle misure e concentrando le risorse sugli strumenti considerati più strategici.
LE OSSERVAZIONI DI CAMERA E SENATO
Nei pareri espressi a fine maggio, la Commissione Attività produttive della Camera e la Commissione Industria del Senato hanno auspicato un ritorno alla versione originaria del testo, così da definire già nel decreto le misure da abrogare e il conseguente trasferimento delle risorse al Fondo per la crescita sostenibile.
L’obiettivo è evitare che il riordino comprometta la continuità delle misure interessate e renda più difficile per le imprese programmare i propri investimenti.
Le Commissioni hanno inoltre chiesto di limitare, nelle future discipline degli incentivi, il ricorso ai “click day”, meccanismo spesso criticato perché lega l’accesso alle agevolazioni alla rapidità di invio delle domande più che alla qualità dei progetti.
SOFTWARE E CLOUD TRA GLI INVESTIMENTI AGEVOLABILI
Tra le osservazioni formulate dalla Commissione Attività produttive della Camera rientra anche la richiesta di valutare l’opportunità di ampliare, anche con futuri provvedimenti, il perimetro degli investimenti agevolabili, includendo software e cloud.
Il tema è collegato alla digitalizzazione delle imprese: software e soluzioni cloud sono infatti strumenti sempre più centrali nei processi di innovazione, efficientamento e trasformazione digitale. La richiesta della Camera punta quindi a evitare che la nuova architettura degli incentivi trascuri componenti immateriali ormai essenziali per la competitività del sistema produttivo.
Questa osservazione non compare, invece, nel parere espresso dalla Commissione Industria del Senato, che si è concentrato su altri profili del riordino.
LE MISURE COINVOLTE
Il decreto prevede la soppressione di alcune misure considerate marginali o non più strategiche. Tra queste rientrano il voucher per l’internazionalizzazione tramite Temporary Export Manager, alcuni crediti d’imposta legati ai materiali di recupero e ai prodotti da riciclo e riuso, misure riconducibili al Fondo rotativo nazionale Selfiemployment e alcuni interventi relativi alla conversione dell’industria siderurgica.
Il punto più delicato non è però solo l’elenco delle misure abrogate, ma la destinazione delle risorse liberate. Senza un meccanismo immediato di riallocazione, il riordino rischia di produrre effetti solo parziali.
I PROSSIMI PASSAGGI
Il Governo dovrà ora valutare le osservazioni parlamentari in vista dell’approvazione definitiva del decreto legislativo. La scadenza resta quella del 30 giugno 2026, prevista nell’ambito degli impegni PNRR.
Per le imprese, l’esito del confronto sarà importante. Una riforma realmente operativa potrebbe rendere il sistema degli incentivi più leggibile e programmabile. Al contrario, il rinvio delle scelte finanziarie alla prossima legge di bilancio rischierebbe di mantenere aperta una fase di incertezza proprio su uno degli obiettivi principali del riordino.