Il nuovo iperammortamento 2026 registra una partenza significativa. Tra il 12/06 e il 13/08/2026, le comunicazioni trasmesse al GSE hanno raggiunto quasi 15.000 richieste, per un valore complessivo di circa 4,75 miliardi di euro di investimenti.

Il dato conferma l’interesse delle imprese per la nuova versione del Piano Transizione 5.0, che ha reintrodotto il meccanismo della maggiorazione del costo fiscalmente ammortizzabile per gli investimenti in beni strumentali tecnologicamente avanzati. La piattaforma GSE per la prenotazione delle agevolazioni è operativa dal 12/06/2026 e riguarda gli investimenti in beni strumentali tecnologicamente avanzati e impianti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili.


INVESTIMENTI COMUNICATI E RISORSE DISPONIBILI: DUE DATI DA NON CONFONDERE

Il valore di 4,75 miliardi di euro rappresenta il costo degli investimenti comunicati dalle imprese, non l’ammontare delle risorse pubbliche già assorbite.

È un aspetto centrale, perché il nuovo iperammortamento funziona in modo diverso rispetto al precedente credito d’imposta Transizione 5.0. Non si tratta di un credito prenotato a valere su un plafond, ma di una maggiorazione fiscale del costo del bene, utilizzata tramite le quote di ammortamento o i canoni di leasing. Per questo motivo, gli investimenti caricati sul portale GSE non possono essere semplicemente sottratti alla dotazione complessiva del Piano, pari a 9,8 miliardi di euro. L’effettivo impatto finanziario per lo Stato dipende infatti dalla maggiorazione riconosciuta, dalla tipologia di investimento, dagli scaglioni applicabili, dal piano di ammortamento e dalla posizione fiscale dell’impresa.

La disciplina prevede un monitoraggio degli oneri affidato al MEF, sulla base delle informazioni trasmesse da GSE e MIMIT, senza un contatore pubblico delle “risorse residue” analogo a quello del precedente credito d’imposta.


QUASI METÀ DEGLI INVESTIMENTI GIÀ CONFERMATA

Sul totale degli investimenti comunicati, circa 2,27 miliardi di euro risultano già arrivati alla fase di conferma, pari a poco meno del 48% del valore complessivo.

La conferma rappresenta un passaggio rilevante della procedura, perché richiede che l’impresa abbia già assunto impegni economici più avanzati. In particolare, il decreto attuativo prevede la trasmissione della conferma dell’investimento con l’indicazione del pagamento di un importo almeno pari al 20% del costo di acquisizione di ciascun bene, entro i termini previsti.

Le comunicazioni preventive, invece, misurano la domanda iniziale e non coincidono necessariamente con investimenti completati o definitivamente agevolabili.


LA DOMANDA SI CONCENTRA SUI BENI MATERIALI DIGITALI

La composizione delle richieste evidenzia una netta prevalenza dei beni materiali digitali, che rappresentano circa il 98% degli investimenti comunicati. Software e investimenti energetici, almeno in questa prima fase, risultano invece residuali. Il dato conferma che le imprese stanno utilizzando la misura soprattutto per investimenti produttivi collegati alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi, più che per interventi accessori o complementari.


COSA MONITORARE NEI PROSSIMI MESI

Il buon avvio dell’iperammortamento non significa, allo stato attuale, esaurimento o rischio immediato sulle risorse. La misura richiede infatti una lettura diversa rispetto ai precedenti strumenti basati su crediti prenotati.

Nei prossimi mesi sarà decisivo monitorare:

  • il numero di comunicazioni che passeranno dalla fase preventiva alla conferma;
  • il valore degli investimenti effettivamente completati;
  • la distribuzione degli investimenti tra beni materiali, software e impianti energetici;
  • l’impatto fiscale stimato dal MEF;
  • l’eventuale andamento degli oneri rispetto alle previsioni.

Il dato dei primi due mesi resta comunque significativo: l’iperammortamento 2026 si conferma uno strumento molto attrattivo per le imprese che stanno programmando investimenti in innovazione, automazione e tecnologie 4.0. La vera misura della sua sostenibilità finanziaria, però, non sarà data dal valore degli investimenti comunicati, ma dall’effetto fiscale effettivamente generato nel tempo.